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L'italia trema Préparer l'article pour l'imprimer E-mail

L’Italia trema.

L’anima dei terremotati è scossa quanto la terra sconvolta dal sisma e la dissoluzione dilaga nei luoghi familiari e tra la gente disorientata dall’evento. Chi non l’ha vissuto, non può immaginare cosa significhi stare in una casa che balla, vedere i lampadari che dondolano e la libreria svuotarsi dei suoi libri che cadono a terra come meteoriti impazziti. Bastano pochi secondi per cancellare il passato e trovarsi in un presente fatto di lacrime e macerie.
La natura sembra accanirsi ciclicamente su quella porzione di bel Paese, dopo i nefasti eventi del 2009.
Ma cosa resta dopo il terremoto? Come vivono gli uomini lacerati da questa ferita?   Case, chiese, scuole e luoghi di incontro sono stati completamente distrutti ed anche i ricordi sembrano dissolversi tra le rovine dei paesi colpiti.
Qualcuno ha deciso di partire, alloggiando presso familiari o strutture alberghiere situate sulla costa adriatica. Altri invece hanno preferito restare per paura di trasformarsi in fantasmi viventi: c’è chi ha acquistato una roulotte di seconda mano su internet, chi dorme nella palestra comunale e chi alloggia nelle tende messe a disposizione dalla Protezione Civile.  
Con il passare del tempo, il peggioramento della condizione degli sfollati è sempre più evidente: a scarseggiare sono i beni essenziali come cibo, abbigliamento ed anche i servizi di prima necessità.
Non solo la perdita delle abitazioni, ma anche il dissolvimento del tessuto lavorativo ha apportato ulteriore sconforto e sfiducia nella popolazione, avendo il sisma inghiottito aziende ed attività commerciali. Per riaccendere le speranze delle persone coinvolte nelle attività legate all’industria dell’agricoltura e dell’allevamento, sono state promesse diverse iniziative come “un’amatriciana per Amatrice” o la creazione di un marchio locale “I love Norcia”.
La terra sembra ancora non concedere tregua e l’interesse verso la popolazione colpita dal sisma sembra scemare. Almeno noi, non dimentichiamo quel popolo condannato a “tremare”. Sara Trabucco